

51. Gli interessi statunitensi in America latina.

Da: C. Coolidge, Le ragioni dell'imperialismo statunitense in
America latina, in L'impero americano, a cura di G. F. e P. G.
Zunino, SEI, Torino, 1973.

Nel corso della prima guerra mondiale, avvantaggiati dal fatto che
gli stati europei erano impegnati nel conflitto, gli Stati Uniti
intensificarono i loro interventi economici e politici in America
latina. Settori fondamentali dell'economia latino-americana, come
quello degli impianti telefonici, delle apparecchiature elettriche
e delle colture subtropicali, vennero monopolizzati da gruppi
finanziari statunitensi. Obiettivo principale di quegli anni fu lo
sfruttamento delle risorse minerarie: il petrolio del Messico,
della Colombia e del Venezuela; lo stagno della Bolivia; il rame
del Per e il manganese del Brasile. I paesi latino-americani,
inoltre, divennero un importante sbocco per i prodotti
statunitensi. Contemporaneamente, per salvaguardare gli interessi
delle imprese nord-americane, gli Stati Uniti attuarono vari
interventi diplomatici e militari, volti a promuovere e sostenere
la formazione di governi amici. Le finalit economiche delle
iniziative militari statunitensi in America latina sono
chiaramente espresse dallo stesso presidente americano Calvin
Coolidge in questo messaggio inviato al Congresso il 10 gennaio
1927 a proposito dell'intervento in Nicaragua.


Tutti sanno che nel 1912 gli Stati Uniti intervennnero in
Nicaragua con un largo spiegamento di forze ed arrestarono il moto
rivoluzionario col in atto; tutti sanno altres che da allora al
1925 un corpo di spedizione di marines fu tenuto, con il consenso
del governo nicaraguegno, a Managua affinch proteggesse le vite e
le propriet americane. Nel 1923, i rappresentanti delle cinque
nazioni centro-americane, vale a dire Costa Rica, Honduras,
Guatemala, Nicaragua e El Salvador, si incontrarono a Washington
su invito degli Stati Uniti ed iniziarono una serie di colloqui.
Queste trattative riguardavano la limitazione degli armamenti,
l'istituzione di un tribunale arbitrale centro-americano, e, in
generale, i temi della pace e della reciproca amicizia. Il
trattato, da ultimo, rimandava agli specifici provvedimenti presi
nell'articolo 2, secondo il quale i governi delle parti contraenti
si impegnavano a non riconoscere un qualunque governo che sia
giunto al potere in una delle cinque repubbliche per mezzo di un
colpo di stato o di una rivoluzione e a escludere da una corretta
assunzione della presidenza o vice-presidenza i capi di un tale
colpo di stato o rivoluzione. [...] Gli Stati Uniti non furono una
parte contraente di questo trattato, ma esso venne stipulato a
Washington sotto gli auspici del segretario di stato e il governo
statunitense si  sempre sentito moralmente obbligato ad
applicarne i principi incoraggiando le repubbliche centro-
americane nei loro sforzi di prevenire ogni rivoluzione o
disordine. [...].
L'articolo 106 della costituzione del Nicaragua prevede che in
assenza del presidente e del vice-presidente il congresso designi
uno dei suoi membri a quella carica per il periodo necessario alla
conclusione delle presidenza; [...] perci la designazione del
congresso a favore del signor Daz [generale sostenuto dagli Stati
Uniti] fu perfettamente legale e conforme al dettato
costituzionale. Fu per questo che il governo degli Stati Uniti, in
data 17 novembre [1926], estese il proprio riconoscimento al
signor Daz. Subito dopo l'inizio della presidenza Daz, pi e pi
volte il presidente del Nicaragua richiese l'aiuto statunitense;
egli inform questo governo del sostegno che il Messico stava
dando ai rivoluzionari operanti in Nicaragua e si proclam
impossibilitato, unicamente a causa dell'aiuto fornito dal Messico
ai rivoluzionari, a proteggere le vite e le propriet dei
cittadini americani e degli altri stranieri. Quando i negoziati
condotti alle conferenze di Corinto iniziarono, io posi
immediatamente l'embargo sui rifornimenti navali di armi e
munizioni al Nicaragua. [...] Alla fine di novembre, dopo avere
trascorso un po' di tempo a Citt del Messico, il dottor Sacasa
[contrario all'influenza statunitense sulla vita politica del
Nicaragua] torn in Nicaragua, approdando a Puerto Cabezas, vicino
a Bragmans Bluff. Si pose immediatamente alla testa della
insurrezione e si autoproclam presidente del Nicaragua. Egli non
 mai stato riconosciuto da alcuna delle repubbliche centro-
americane n da alcun altro governo, unica eccezione fu il Messico
che lo riconobbe immediatamente. Appena ci trovammo nella
situazione in cui armi e munizioni in larga quantit stavano per
pervenire ai rivoluzionari, io reputai disonesto ostacolare il
legittimo governo del Nicaragua nei suoi acquisti di armi
all'estero; conformemente a ci il segretario di stato ha
notificato al governo Daz che sarebbero state concesse licenze
per l'acquisto di armi e munizioni nel nostro paese. Sarebbe
infatti del tutto incoerente per questo paese non aiutare il
governo da esso riconosciuto mentre i rivoluzionari stanno
ricevendo armi e munizioni dall'estero. [...].
Per molti anni un grande numero di americani ha vissuto in
Nicaragua imprimendo alle proprie industrie un grande impulso e
conducendo i propri affari. Al momento attuale vi sono grossi
investimenti nel settore del legno, in quello minerario, nelle
coltivazioni di caff, nelle culture di banane, come pure, in
generale, nel commercio e in altre attivit collaterali. In
aggiunta a queste industrie che gi esistono, il governo del
Nicaragua, in osservanza ad un trattato entrato in vigore il 5
agosto 1914, garant in perpetuo agli Stati Uniti i diritti di
propriet necessari e opportuni per la costruzione, messa in opera
e gestione di un canale oceanico. [...] Non vi  dubbio che se la
rivoluzione continuer gli investimenti e gli interessi economici
americani saranno seriamente danneggiati se non distrutti.
E' del tutto manifesto che il comportamento di questo governo
relativamente alla questione nicaraguegna e la politica
statunitense in questo frangente sono stati determinati dai fatti
che ho descritto. I diritti di propriet sulla via d'acqua
costituita dal canale nicaraguegno, con le necessarie implicazioni
che questo riflette sul canale di Panama, unitamente agli obblighi
derivanti dagli investimenti effettuati in Nicaragua da tutte le
classi di nostri cittadini, ci pongono in una posizione di
peculiare responsabilit. Io sono ben certo che da parte degli
Stati Uniti non vi  alcun desiderio di intervenire negli affari
interni del Nicaragua o di qualunque altra repubblica centro-
americana. Tuttavia bisogna pur dire che noi abbiamo un ben
preciso e particolare interesse nel mantenimento in questo momento
di una situazione di ordine e di buon governo nel Nicaragua e che
la stabilit, la prosperit e la indipendenza di tutte le
repubbliche centro-americane non ci possono in alcun modo essere
indifferenti. E' per questo che gli Stati Uniti non possono
mancare di guardare con profonda ansia ad ogni seria minaccia alla
stabilit e alla costituzionalit del governo del Nicaragua che
tenda a creare una situazione di anarchia e metta a repentaglio
gli interessi americani, specialmente se a tale stato di cose si
contribuisca o esso venga addirittura causato da influenze esterne
o da qualche potenza straniera. In tali circostanze la politica
degli Stati Uniti  sempre stata questa e tale  ancora oggi: fare
tutti i passi che possono essere necessari alla preservazione e
protezione delle vite, delle propriet e degli interessi dei suoi
cittadini e di questo stesso governo. Nella stretta osservanza di
ci, io propongo di seguire il sentiero tracciato dai miei
predecessori.
Conseguentemente, io ho creduto mio dovere usare i poteri che mi
sono conferiti dalla carica che ricopro per assicurare una
adeguata protezione a tutti gli interessi americani in Nicaragua
che siano posti in pericolo sia da contese interne, sia da
interferenze esterne negli affari di quella repubblica.
